Val di Sole 2026: quattro giorni di sicurezza sul Noce tra World Cup di canoa e rafting
Dal 25 al 28 giugno 2026 Alberto Vincenzi ha ricoperto, per il terzo anno, il ruolo di Safety Manager in occasione di due appuntamenti internazionali ospitati in Val di Sole: la 2026 ICF Wildwater Canoeing World Cup e la 2026 World Rafting Cup.
Quattro giornate intense, tecniche e ad alta complessità operativa, vissute dentro e fuori dall’acqua insieme a una squadra di soccorritori che ha lavorato con grande serietà, disponibilità e professionalità, garantendo la sicurezza dell’evento in un contesto internazionale di altissimo livello.
Un risultato costruito prima ancora di entrare in acqua
Il buon esito del servizio non è stato casuale. È stato il risultato di un lavoro costruito prima dell’evento attraverso informazione e formazione preventiva dei tecnici, documenti pratici e operativi condivisi in anticipo, briefing quotidiani prima dell’inizio del servizio e momenti di confronto per valutare insieme il modo migliore di operare.
La sicurezza in acqua non si costruisce solo nel momento dell’intervento, ma prima ancora, creando procedure chiare, un linguaggio comune, ruoli definiti e uno spazio di lavoro in cui ogni componente della squadra possa contribuire con osservazioni, idee e letture operative utili a migliorare il sistema.
In questo senso un ringraziamento particolare va ad Andrea Remonti, che in più di un’occasione ha saputo far emergere con grande naturalezza e spirito collaborativo aspetti che rischiavano di passare in secondo piano. Un contributo prezioso, nato da serietà, professionalità, umiltà e amicizia.
FIRaft, tecnici preparati e standard operativi condivisi
Anche quest’anno il servizio di sicurezza è stato garantito da FIRaft, per il tramite dei suoi tecnici, di cui è nota la preparazione e la professionalità in acqua.
In questo contesto Alberto Vincenzi ha portato anche il proprio bagaglio formativo e metodologico maturato negli anni, compresa l’esperienza sviluppata nell’ambito Rescue 3, soprattutto per quanto riguarda approccio, standard operativi, lettura del rischio e costruzione di procedure condivise.
L’obiettivo non era soltanto presidiare il campo gara, ma costruire un sistema di sicurezza realmente efficace, capace di integrare lettura del fiume, posizionamento dei tecnici, comunicazioni radio, prevenzione e capacità di intervento in funzione delle diverse discipline in gara.

Interventi, recuperi e gestione operativa
Il bilancio operativo delle quattro giornate è estremamente positivo. Tutti gli atleti coinvolti in situazioni critiche, sia nelle gare di canoa sia in quelle di rafting, sono stati recuperati con successo insieme alla loro attrezzatura, lavorando sempre con attenzione alla rapidità di intervento, alla sicurezza dei soccorritori e al coordinamento tra le diverse postazioni.
Tra gli episodi più significativi c’è stato il recupero del gommone ribaltato del team svizzero, con quattro atleti in acqua. Tommaso Romagnoliè intervenuto subito sui primi due atleti finiti a bagno, Martino Damiani su restanti 2 mentre Michele Pattoglio è salito con grande prontezza sul gommone ribaltato. Da riva Alberto Vincenzi gli ha lanciato la corda, permettendo il recupero suo e del raft.
A completare l’operazione sono poi intervenuti Aldo Veneroni e Tommaso Stramaccia, recuperando anche pagaie, corda e una scarpa persa durante l’incidente. Un intervento articolato, ma gestito con efficacia, sangue freddo e pieno successo da tutta la squadra.

Durante la gara di canoa, un’atleta brasiliana è finita a bagno praticamente all’arrivo. In quel caso Alberto Vincenzi le ha lanciato la corda e l’ha tirata fuori dall’acqua, mentre i soccorritori sul gommone, Jorge Vasquez e Alessandro Marcolla, intervenivano sulla canoa piena d’acqua. Michele Pattoglio è entrato a supporto recuperando anche la pagaia, consentendo di chiudere l’operazione in pochissimo spazio e prima della fine del campo slalom.
Un altro momento significativo si è verificato durante la sprint femminile K1, quando un’atleta ha sbagliato linea nella parte iniziale del campo slalom e si è incravattata sul “totem” di sinistra. Alberto Vincenzi si è posizionato sul sasso per essere pronto a intervenire in caso di ribaltamento, senza però toccare l’atleta se non in caso di effettiva necessità, per non causarne la squalifica.
L’atleta è stata seguita da vicino con indicazioni in inglese, mentre via radio venivano allertate le squadre a valle. Dopo alcuni minuti di manovre è riuscita a liberarsi e a riprendere la gara. Anche questa è stata una gestione di sicurezza importante: presenza, lettura del rischio, prontezza all’intervento e capacità di restare un passo indietro quando è giusto farlo.

Il valore delle postazioni: presidio, stand-by e timing di intervento
In un contesto come quello del campo gara sul Noce, la sicurezza non dipende solo dalla capacità tecnica del singolo soccorritore, ma soprattutto dal modo in cui il servizio viene distribuito nello spazio e nel tempo.
La scelta delle postazioni, il corretto posizionamento dei tecnici, la comunicazione tra i diversi ruoli e la comprensione delle possibili traiettorie degli atleti fanno spesso la differenza tra un intervento semplice e una situazione che può complicarsi.
Per questo il lavoro è stato costruito su un sistema di presidio articolato, con soccorritori a terra, operatori in acqua, safety kayak, raft di supporto e figure di coordinamento capaci di adattarsi rapidamente all’evoluzione della gara e delle criticità.

In alcuni casi il ruolo più importante è proprio quello di restare in stand-by, senza intervenire in anticipo, ma mantenendo una posizione perfetta per entrare in azione nel momento giusto. In altri casi è decisivo presidiare una linea di passaggio, una nicchia, un ostacolo o un’uscita critica, sapendo leggere con anticipo dove potrebbe svilupparsi un problema.

Questo approccio ha permesso alla squadra di lavorare con continuità per tutta la durata dell’evento, mantenendo un livello di attenzione elevato anche nelle fasi più lunghe, nei momenti di pausa apparente e nelle giornate più pesanti dal punto di vista fisico e mentale.
Lancio, nuoto operativo e supporto agli atleti
Tra le competenze decisive in un servizio di sicurezza di questo tipo c’è anche la capacità di muoversi in acqua in modo efficace, scegliere se intervenire con un lancio da riva, con un ingresso in corrente o con il supporto di un mezzo, e farlo senza creare ulteriori problemi all’atleta o al resto della squadra.
Le immagini di questi giorni raccontano bene anche questo aspetto: non solo il presidio, ma la capacità di passare dall’osservazione all’azione, scegliendo di volta in volta la soluzione più rapida, sicura e funzionale.


Un lavoro intenso, ma soprattutto di squadra
Sabato il team ha raggiunto anche le 12 ore di attività, con ritmi impegnativi e una richiesta costante di attenzione, lucidità e coordinamento.
Un ringraziamento sincero va a tutto il team che ha condiviso questo incarico: Tommaso Romagnoli, Fabio Napolitano, Stefano Benciolini, Michele Pattoglio, Andrea Remonti, Jorge Vasquez, Martino Damiani, Marco Gerosa, Tommaso Stramaccia, Alessandro Marcolla e Aldo Veneroni.
A ciascuno di loro va il grazie per il lavoro svolto, per la disponibilità, per la professionalità dimostrata in acqua e fuori dall’acqua, e anche per i momenti di amicizia che, in giornate così intense, aiutano a tenere alta l’energia del gruppo e a lavorare ancora meglio.

Grazie a chi ha reso possibile tutto questo
Un grazie sincero va a Vladi Panato e al Canoa Club Pescantina per l’organizzazione dell’evento, e a FIRaft e FICK per la fiducia che anche quest’anno hanno rinnovato affidando ad Alberto Vincenzi il coordinamento della sicurezza come Safety Manager.
È stato anche un piacere incontrare e scambiare alcune parole con Antonio Rossi, presidente FICK, sui temi della formazione e della sicurezza dei tecnici, così come salutare Danilo Barmaz della recente Union Rafting.
Sicurezza significa cultura, non solo intervento
Questa esperienza conferma una convinzione maturata negli anni: la sicurezza non è fatta solo di recuperi ben eseguiti, ma di cultura condivisa, preparazione, confronto, umiltà, procedure e capacità di lavorare davvero come squadra.
Essere presenti per il terzo anno consecutivo in un contesto internazionale di questo livello è stato un onore. La sicurezza non si improvvisa: si costruisce con formazione, confronto, procedure, cultura tecnica e capacità di lavorare insieme nella stessa direzione.